Roberto Dalla Bona
Il progetto richiama il concetto di non luogo elaborato da Marc Augé, reinterpretandone gli elementi come strumento di lettura dell’immagine fotografica.
Per Augé, il non luogo è uno spazio anonimo — architettonico o urbano — privo, per natura e destinazione, di identità, relazioni e memoria stabili.
Anche il set fotografico in studio può essere inteso come uno di questi “non luoghi”: uno spazio neutro, in attesa, che non trattiene per sempre il passaggio delle persone né genera relazioni se non temporanee.
Quando una persona — intesa come somma di tracce, esperienze e appartenenze — rompe questa attesa, per contrasto il set favorisce l’emersione di identità e memoria.
Nell’ultima immagine lo sguardo si volta indietro verso la figura materna.
Quello sguardo considera il set come spazio tra le generazioni: il territorio in cui si intrecciano ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che diventeremo.
